Racconto breve: Le luci fantasma

Bentornati al castello! Giungono voci dal porto, giù nella Baia Sabbiosa. Si parla di luci apparse misteriosamente sull’acqua. Ecco ciò che la gente dice, ho trascritto per voi la testimonianza di una donna.

Una sera mi ritrovai a passeggiare per il lungomare dopo il lavoro. Era stata una giornata stancante, avevo la testa pesante e gli occhi affaticati. Una camminata all’aperto con la brezza marina della sera ad accarezzarmi e l’intenso odore di salsedine era quel che mi serviva per liberarmi dei pensieri del giorno.
Me ne andavo gustandomi l’atmosfera quasi estiva. Alcuni sportivi approfittavano delle ore fresche per fare una corsa e tenersi in allenamento. Ragazzini che sfrecciavano sui roller. Coppie che si davano appuntamento alle panchine tra le palme. I primi temerari che avevano avuto il coraggio di fare il bagno nelle acque ancora fredde di fine maggio. Gente che semplicemente passeggiava sulla battigia, con i piedi un po’ nell’acqua, un po’ nella sabbia. Cagnolini entusiasti che tiravano i loro padroni costringendoli ad allungare il passo.
Il clima gradevole e la spensieratezza della gente intorno a me erano così concilianti che ben presto finii anch’io per unirmi alle loro attività. Superai quindi alcuni stabilimenti balneari dove erano in corso gli ultimi preparativi per la nuova stagione estiva, ed imboccai il sentiero di mattonelle che dalla piazza con la fontana portava alla spiaggia libera. Mi appoggiai ad un muretto e tolsi scarpe e calze. La sabbia scivolava come seta sulla pelle dando sollievo ai piedi costretti in quelle scarpe strette per tutto il giorno. Ma la più piacevole sensazione di ristoro la ebbi quando giunsi alla battigia ed un’onda sottile mi bagnò le dita dei piedi.
Proseguii la mia passeggiata lungo la spiaggia, verso il porto. Mi fermai solo una volta per osservare come l’acqua davanti a me fosse diventata di un indaco metallico mentre alle mie spalle, verso nord, il sole calante l’aveva tinta di rosa come il cielo. Mi affrettai, perché volevo ammirare il tramonto dal ponte sul mare. Qualcosa però mi trattenne.
In lontananza, in corrispondenza del porto, verso il mare aperto, scorsi delle piccole luci muoversi all’orizzonte. Un peschereccio. Pensai e rimasi a guardare aspettandomi di vedere la piccola barca avvicinarsi, muoversi o rientrare al porto. Passarono alcuni minuti ma le luci si limitarono a baluginare come un specchio mosso sotto il sole. Sarà qualche strumento di navigazione. Mi dissi e m’incamminai di nuovo.
Il luccichio all’orizzonte era comparso in corrispondenza del tratto di mare tra gli scogli alla mia sinistra. Guardai con più attenzione questa volta e mi parve che i bagliori lasciassero una scia luminosa sul pelo dell’acqua ormai scura. Qualsiasi cosa fosse viaggiava o navigava veloce e dopo pochi istanti si trovò in direzione degli ultimi raggi di sole. Dovetti strizzare gli occhi per seguirla finché non si confuse con la luce.
La curiosità di sapere dove fosse diretta mi fece indossare gli occhiali da sole alla svelta. Le lenti filtrarono i raggi e mi rivelarono qualcosa di stupefacente. Nel punto in cui ricordavo di aver visto per l’ultima volta i luccichii con la loro scia si delineò il profilo di una elegante nave antica. Non seppi distinguerla da una vascello, un mercantile o un galeone o una qualsiasi tipologia di nave. Mi colpì solo il fatto che avesse l’aspetto di una di quelle navi che si vedono nei film di pirati e corsari.
Prima che fosse troppo lontana, volli accertarmi di quel che avevo visto, così fermai un passante, anch’egli con gli occhiali da sole, e gli feci notare il punto esatto. “Se lei vede qualcosa deve avere sicuramente un’ottima vista oppure ha lavorato un po’ troppo! Buona serata!” rise e riprese la sua passeggiata.
Guardai ancora una volta: la nave era lì, adesso pareva ferma, e lungo la sua fiancata vedevo gli stessi luccichii di prima.
Diedi un rapido sguardo tutt’attorno per vedere se qualcuno oltre me avesse notato l’insolita nave. Il ritmo della vita era rallentato. Gli sportivi avevano terminato gli allenamenti. Padroni riportavano a casa i loro amici a quattro zampe. I ragazzi tornavano a casa per cena. Le auto parcheggiate liberavano i posti, il traffico si bloccava presso la rotatoria. La città e la spiaggia non erano accorte di nulla.
Dunque, solo io potevo vedere la nave?
Quando mi volsi nuovamente al mare, la nave era scomparsa. “Ho decisamente lavorato troppo.” Conclusi tornando a casa. Per quante volte mi dissi questa frase e per quante volte rivissi la scena del passante che mi confermava di non vedere altro che il mare, mi convinsi di aver avuto un abbaglio.

Questo è un breve racconto che ho scritto qualche anno fa. Fatemi sapere cosa ne pensate perchè mi piacerebbe pubblicare qualche altra breve storia dato che amo scrivere ed inventare.

Spero che il racconto vi sia piaciuto.

Buon viaggio, viandanti della rete!

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